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MI trovo a Sucre e mi rendo conto che sono molto provata da tutto quello che ho visto in questi giorni.

 

Dal momento in cui sono andata via da San Pedro de Atacama è iniziato un viaggio completamente diverso, caratterizzato da persone e paesaggi difficili e lontani dalla visione comune che abbiamo della vita e della realtà.

 

Pensavo a come di solito ci lamentiamo, ma dopo aver dormito a Villamar, attraversato paesaggi patinati e acchiappaturisti di cui di solito riempiamo Instagram, ho capito, per l’ennesima volta, quanto sia distinta la realtà.

L’ingresso in Bolivia è stato forte, un tuffo al cuore. La prima notte nel paesino di Villamar, che fa da sosta per poter arrivare altrimenti al distante Salar, ne è stata per me la prova. Abbiamo dormito a casa di queste persone, ci hanno preparato la cena (brodo con verdure, pasta al ragù anche se non volevo crederci, biscotti tipici). Questa prima notte è stata quella in cui ho sentito paura, anche se so ingiustificata. Nessuna connessione, nessun contatto con nessuno, mi trovavo con 4 sconosciuti più le persone del luogo. La notte sentivo rumori, il vento, il buio. Il giorno dopo mi sono svegliata coi lama che pascolavano di fronte a me belli scodinzolanti e con gli elastici fucsia sulle orecchie e di altri colori (servono perchè il proprietario possa identificarli). Ho capito che avevo avuto paura per nulla, mi sono sentita anche una m****.

Dopo questa notte, abbiamo proseguito il tour e visto una marea di paesaggi immensi ed infiniti in cui ancora l’uomo, non ha messo la mano. Si prospettava già la Bolivia che ho sempre sognato e immaginato!

 

Sapevo che sarebbe stato un forte impatto.

 

Il culmine l’ho raggiunto quando sono arrivata a Potosì.

 

Per prima cosa il taxi che avevo prenotato tramite il b&b non è mai arrivato, quindi ne ho preso uno a caso dalla stazione, seguendo le istruzioni del receptionist. Ovviamente è andato tutto bene, mi sono ritrovata a fidarmi di persone sconosciute e a pensare che ormai siamo troppo abituati a pensare al peggio.

Potosi è caotica, il traffico è incessante, le macchine sfrecciano a loro piacimento senza considerare le precedenze di nessuno. La città vivace, piena di persone che mangiano gelati in giro nelle bancarelle, le signore vestite secondo la tradizione portano in spalla i loro bimbi con i loro vestiti colorati. Ho dormito in pieno centro e ne sono stata completamente folgorata, ho visto le periferie muovendovi coi bus pieni di gente locale, ho visto squallore e sfacelo e nonostante questo, l’ho amata più di Sucre.

Mi ha fatto male pensare allo sfruttamento delle miniere, a queste persone sfruttate in condizioni disumane.

perchè non andare in questi paesi a chiedere sconti!

Qua la spazzatura e la plastica che cospargono le cunette e i paesaggi sembrano ormai essere parte integrante del tutto: sembra che nessuno ci faccia più caso.

Sono due giorni che ci penso.

Altre tre ore di bus per arrivare a Sucre, solo io e Boliviani, nessuno straniero. Altri paesaggi, canyon, capre che corrono, campi coltivati con quinoa e patate. Sono folgorata da tutto e non faccio che pensarci!

Bimbi che chiedono l’elemosina, signore sedute per terra che cercano di vendere qualcosa o fanno l’elemosina a loro volta. E poi c’è la patinatura del turismo.

Ho visto queste ragazze, palesemente europee (le ho sentite parlare) attaccarsi a chiedere lo sconto da 55 a 40 boliviani, si parla di due euro e poco più e ho pensato a quanto a volte possiamo diventare miserabili. Per i boliviani 15 bolivianos possono essere tanti soldi, a noi 3 euro non cambiano la vita. Non tollero più questa cosa del tirare il prezzo! Anche un signore in un museo tirando il prezzo su 25 boliviani. Mi stava salendo una sincope!

C’è questa moda da diversi anni, o probabilmente da sempre, di andare nei paesi più poveri e cercare di trarne sempre dei benefici. Ma a scapito di chi? Perchè? Perchè venire qua e pensare di comprare delle cose che magari ci hanno impiegato mesi di lavoro per finirle, e volerle pagare quanto diciamo noi?

E’ una cosa che non tollero più. Lavoro nel turismo da quando sono nata e mi capita spesso di trovarmi in queste situazioni anche per i tappeti! Perchè sminuire il lavoro degli altri?

Leggo continuamente su Instagram di gente che si vanta di non pagare nulla, ma perchè? Perchè bisogna sponsorizzare questo? Non mi piace. Risulterò antipatica, per tanti anche ignorante, ma questa cosa non mi va giù e ho sentito il bisogno di tirarla fuori perché oggi mi ha fatto tanto male vedere ancora queste cose. E queste cose capitano anche a me. Quindi, pensateci bene prima di fare o dire queste cose.

Io non sminuirò mai il lavoro di nessuno, lavoro tanto per poter fare quello che faccio, nessuno mi regala nulla.

E quando non posso farlo, resto a casa!

Questo viaggio mi ha fatto diventare molto più empatica di quanto già lo fossi. Spero possiate farlo anche voi un giorno! E non per andare a dire sui social come risparmiare a discapito del lavoro di altre persone!